Marco Macciantelli, Presagi jenensi

Sui presupposti estetico-filosofici del romanticismo*

Studi di Estetica, 6/1992

Ill: La morte del becchino (anni 1890) di Carlos Schwabe.

presagiGuardare ai presupposti estetico-filosofici del romanticismo significa, per prima cosa, puntare l’attenzione sulla situazione dalla quale il movimento ha tratto le sue origini: la situazione della cultura europea sul finire del Settecento. E soffermarsi su quell’esperienza inaugurale che è stata l’attività della rivista “Athenäum”, sorta per l’impegno di un gruppo di giovanissimi filosofi, letterati e poeti, tra il 1797 e il 1801, in una piccola città della provincia tedesca, sede però di una Università prestigiosa: Jena. Una Università nella quale nell’arco di un secolo insegnarono esponenti della cultura tedesca quali Winckelmann (dal 1741), poi, tra la fine del Settecento e i primi anni dell’Ottocento, Schiller, Schelling, Fichte, Hegel, dove, infine, conseguì il dottorato Karl Marx (nel 1841). Occorre in sostanza ricostruire lo sfondo storico del movimento romantico nella sua portata propriamente europea,  nella sua genesi significativamente tedesca.

La storia del romanticismo si presenta nella forma di una genealogia dalle molteplici ramificazioni ed implica un percorso che procede attraverso alcuni momenti, storici e teorici, anche profondamente differenziati.

Intanto, è necessario soffermarsi sulla genesi dell’espressione, sulla genesi dell’espressione “romantico”. Qui, preliminarmente, bisogna guardare alla seconda metà del XVII secolo inglese. Infatti, la parola “romantico”, come ha scritto lo studioso Stephen Prickett :

assume rilievo, attorno al 1650, come parte di un gruppo di termini aventi la medesima derivazione – insieme a forme quali “romancical” (1656), “romancial” (1653) e persino “romancy” (1654). Fu sempre usata in senso poco lusinghiero, come nel caso di “romancer” (1663), il cui significato era quello di “mentitore”. [i]

Prickett poi ha spiegato che:

Pur non sempre usata in modo così negativo, i riferimenti a leggenda, favola e persino sogno furono abbastanza frequenti, almeno per la maggior parte del secolo diciottesimo.

Ed è proprio a partire dalla metà di questo secolo che, nel significato della parola, cominciano ad insinuarsi altri connotati:

I primi esempi chiaramente espliciti del nuovo senso della parola […] – ha avvertito Prickett – non vennero dall’Inghil-terra, ma dalla Germania, nei primi anni del diciannovesimo secolo.

Un’ulteriore, importante tappa nello sviluppo semantico del termine si verifica nella situazione tedesca agli inizi dell’Ottocento, quando Goethe rivelerà, al suo inseparabile segretario, l’Eckermann, che lui stesso e Schiller furono i primi a usare “romantico” in opposizione a “classico”. Ed è questo l’ingresso ufficiale del termine nel suo nuovo significato, un significato che, fatte salve certe lievi accentuazioni successive, non lo abbandonerà più.

Di tale successiva connotazione del termine ci occuperemo però più avanti; ora, chiediamoci: quali furono i presupposti critici del romanticismo nel momento di avvio del suo cammino, a partire dalle situazioni inglese e, soprattutto, tedesca?

Occorre dunque volgere lo sguardo sulle premesse generali del movimento.

Secondo René Wellek, alla base del sorgere dei motivi romantici, vi fu, in linea generale, il rifiuto del “credo” neoclassico; si tenga conto del fatto che a partire dalla metà del Settecento Johann Joachim Winckelmann (1717-1768) comincia ad elaborare quella ideologia del classicismo che sarà imperante sul gusto europeo per tutta la seconda metà del Settecento.

Wellek [ii] ha riconosciuto al movimento romantico le seguenti caratteristiche generali: 1) il recupero della fantasia nell’arte; 2) la rivalutazione del concetto di natura; 3) l’uso del simbolo e della mitologia a fini poetici.

Ma non bisogna dimenticare che al Wellek si deve il riconoscimento anche di un altro elemento: la dimensione europea del fenomeno, in un movimento che, in modo spontaneo e simultaneo, ha coinvolto poetiche artistiche e letterature nazionali tra loro anche molto diversificate.

Negli scritti che Wellek ha espressamente steso sul concetto di romanticismo, apparsi nel 1949 nei primi due numeri di “Comparative Literature”, egli ha inoltre contestato la posizione assunta da Arthur O. Lovejoy, il quale, in un articolo rimasto famoso, pubblicato nel 1924 (dal titolo Sulla discriminazione del romanticismo), riconosceva al fenomeno alcune caratteristiche che, a parere di Wellek, non avrebbero fatto che favorire pregiudizi e prevenzioni, così da far ritardare, nell’ambito della critica americana, l’interesse per il romanticismo europeo in generale; Lovejoy, in pratica, in quell’articolo, metteva in questione la vaghezza del termine, proponendo di abbandonarla perché priva di significato.

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